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IMPRESSIONI
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La personale che raccoglie le tele di Daniela Rosignoli si divide in tre sezioni:
- La Ragione che comprende Infinito, Intifada, Palestina, La Speranza, Dentro, La Vita, Anime (Guantanamo), Amore, A mio padre e Girasoli.
- Il Mito con Artemide, Medea, Afrodite, Era, Iside ed Athena.
- Il Sogno con Colori 1, Colori 2, Il Sogno, L’Abbraccio, Donna e Terra Madre.
Ho voluto chiamare “Impressioni” questo mio esordio nella critica d’arte perché l’osservazione delle opere di Daniela Rosignoli genera domande come: «Cosa vuole dirmi questa attraente personalità che mi si presenta? Che significato ha questa pittura per me e quali sensazioni mi provoca?» Ed è la stessa autrice che invita «a manifestare se stessi, il proprio io sensibile, fuori dagli schemi e dalle etichette».
La prima forte impressione suscitata dalle opere, che sembrano rinviare all’espressionismo e al simbolismo astratto, è l’impatto con il colore che, colato ed espanso, dà origine alla forma ed invita al “viaggio del pensiero”.
Il colori, scelti istintivamente, assecondano l’attrazione magnetica che la loro lucentezza provoca nell’autrice e la gamma cromatica dei dipinti è dominata dai rossi e dai neri che si oppongono, quasi sfidandoli, agli ori e ai gialli «spalmati» sulla tela, ora mescolati, ora velati, ora puri e raggrumati.
Il rosso viene visto come un colore «aggressivo, vitale, ricco di energia; esso è legato al fuoco e all’amore, ma anche alla lotta per la vita.» Il nero «ha assunto spesso il valore simbolico dell’assoluto, mentre per la psicologia del profondo, nero è il colore che esprime la completa assenza di coscienza, l’affondare nell’oscurità, nel lutto, nel buio.» Il giallo e l’oro, che risaltano sui fondi ed emergono dalle cornici nere, inondano di luce sia i soggetti dipinti che i loro osservatori. Nella sua teoria dei colori Goethe giudica il giallo «un colore allegro, vivace e delicato», mentre nel simbolismo popolare il giallo vivo è associato alla gelosia ed all’invidia. Il giallo è visto però con maggiore frequenza come il colore del Sole: nella sua natura ambivalente esso è il colore dell’istinto facilmente irritabile, del presentimento e del sospetto ma ravvivati dall’intrusione di una peculiare energia solare. Il giallo oro con una lieve punta di rosso simboleggia la fiamma della saggezza mentre il giallo pallido l’aggressione subdola.
LA RAGIONE
Il rosso, declinato nelle sue più evocative sfumature, è ora la macchia di sangue di Intifada, Palestina e Guantanamo, ora la dironpente forza vitale che anima le forme de La Vita, ora la passione d’Amore velata di mistero.
La distribuzione del rosso nello spazio scuro di Guantanamo sembra formare l’impronta di una mano insanguinata che affiora dal buio con la forza di un incubo.
La diagonale che divide Intifada in modo irregolare è tracciata da un rivolo di sangue e separa, simile ad un labile confine, le due parti ormai buie e prive di vita di un territorio originariamente unico.
Il rosso dei Girasoli, che a macchie e colature sovrapposte emerge dal fondo cupo e catramoso con la forma dei tre fiori, modifica la vivacità solare della realtà quasi a denunciare le ferite inferte dal genere umano alla natura: i girasoli, che continuano a rincorrere i raggi di un sole non più benefico, si contorcono e si tingono del colore del sangue nell’invocazione disperata di un ambiente esausto, che non è più in grado di sopportare ulteriori violenze.
Di nuovo è il rosso che erompe dal fondo nero di Dentro, ma con una forma ed una forza tali da ricordare il magma incandescente che vince, spaccandola, la lava pietrificata e nera delle pendici di un vulcano. La tela è ora scenario straordinario di una natura indomita e ribelle che si manifesta nel- la siluette di una donna e, quale energia incontenibile, si innalza alla conquista dell’ignoto.
La rosa rossa al centro di A mio padre cattura prepotentemente lo sguardo dell’osservatore e mentre tutto intorno è confuso ed informe, la macchia centrale assume forme astratte e molteplici che sembrano dominate dal profilo di due uomini: si fronteggiano e si sfidano, ma uno solo, mantenendo leggibili le forme, riesce a prevalere sull’altro che lentamente perde, insieme con i contorni, la sua consistenza.
Il Mito
Le divinità mitologiche e le loro vicende hanno origine nell’inconscio umano e la loro condotta è in relazione con il nostro comportamento ed esaminando il vissuto e l’atteggiamento di una dea, comprendiamo anche la nostra natura femminile e la nostra creatività. All’interno della mitologia esistono profonde differenze tra i miti greci e latini, che la maggior parte di noi conosce bene, e le storie pregreche delle dee derivanti dalle culture orali. In esse le dee sono rappresentate da esseri fortemente caratterizzati ed autonomi che fanno ben comprendere la ricchezza del femminile ed il suo rapporto con la creatività.
Ed è proprio a queste immagini che sembra essersi ispirata Daniela Rosignoli: una volta persi gli attributi che le identificano, delle dee (Afrodite, Artemide, Athena, Era e Iside) non resta che il simulacro: il loro corpo, seminascosto nell’ombra è quasi assorbito dal fondo e la loro divinità si trasfigura nella rappresentazione di donne colte in momenti di estrema fragilità e vulnerabilità con i colori della passione e del mistero tipici delle creature terrene.
Le donne invece (Donna, Medea), che sono nate mortali, sono dipinte in tutta la loro fierezza e con i colori di solito usati per le creature divine e regali. La loro natura umana e mortale sembra prevalere, per vitalità, su quella divina e immortale delle dee pagane, ormai racchiuse entro i confini del mito. Le dee, prive dei propri attributi e di conseguenza delle proprie certezze, divengono così l’incubo delle donne reali mentre queste costituiscono il sogno delle dee perché potenzialmente immortali nell’ Amore e nella capacità di generare e perpetuare La Vita.
Il Sogno
Nell’ambito della simbologia del profondo, il rosso che compare nei sogni ha sempre a che vedere con la sfera delle emozioni. Il rosso magenta di Colori 1, puro e senza alcuna velatura o traccia di nero, è qui protagonista assoluto. La sua magnetica lucentezza attrae l’attenzione e trasmette sensazioni forti che accelerano le pulsazioni: virando verso il rosa fucsia, il colore richiama la passionalità e la tenerezza.
Se per Daniela la grumosità rappresenta la materia ed il colore l’idea, qui idea e materia non sono ancora completamente entrate l’una nell’altra e l’atto della creatività è ancora possibile: «Là dove il rosso diffonde la sua luce, l’anima è pronta all’azione, alla conquista , alla sofferenza , alla dedizione totale e mostra una relazione privilegiata con la sfera dei sentimenti».
Violetto cobalto e bianco sono i Colori 2. La pennellata sembra qui simulare fasci di luce e la materia, che si addensa al centro del quadro, ricorda la superficie lunare; il viola, nato dall’unione del blu e del rosso simboli di spiritualità e passione, con la luna evoca ancora i simboli del femminile, quel femminile che ora si abbandona all’istintività ed entra in un mondo altro, lontano, inconscio.
Tutti i colori che Daniela predilige si mescolano per fondersi nell’evanescenza del Sogno: questi colori, non più nitidi e puri, sembrano rappresentare pittoricamente i bagliori e le forme confuse che rimangono impresse nella retina quando si chiudono gli occhi dopo aver guardato a lungo una fonte di luce o un oggetto illuminato dal sole. Il passaggio repentino dalla luminosità alla tenebra genera una temporanea sensazione di smarrimento e vertigine che si associa al passaggio dalla veglia al sonno e dal conscio all’inconscio. E questi spazi ovattati ed inconsistenti aprono il varco che conduce alla dimensione onirica dove reale ed irreale si confondono e tutto diviene possibile.
Il nero che si sovrappone al rosso vela di mistero l’Abbraccio ed il rosso, che non è più il carminio drammatico di Guantanamo ma il magenta di Colori 1, fonde in uno solo due elementi prima separati. Non ci è dato sapere chi si stia abbracciando, non ci è concesso di distinguere i volti nè la connotazione femmilnile o maschile delle figure, ma possiamo percepire la passionalità, la sensualità e il calore che Amore fa esplodere in ogni essere che da lui sia vinto: ed ecco che i colori si animano, s’incendiano e s’avvinghiano coagulandosi nella grumosità materica dei corpi.
Seduta, assorta, in attesa è la Donna, che cerca di imporre la sua presenza su un fondo originariamente nero illuminato dal rosso porpora e striato di giallo. La materia pittorica le si addensa nel volto a formare una maschera che la rende archetipo di quella femminilità umana e terrena che del mito mantiene l’imperturbabilità enigmatica di Iside, la regalità vendicativa di Era, la saggezza creativa di Athena, l’indomita duplicità della natura di Artemide, la sensuale voluttuosità di Afrodite, la crudele e dolorosa emotività di Medea tradita, e trova la realizzazione del proprio sogno di immortalità in Terra Madre.
Delineata dal nero e morbidamente velata dall’oro, «connesso al calore materno della vita», Terra Madre si protende maestosa e splendente nei colori che la tradizione pittorica attribuisce alla trascendenza ed alla sovranità. In lei il divino si personifica nell’umano e la forza vitale della natura, ancora potenziale in Donna, diviene manifesta. E con lei, eterna Madre universale che ha generato la vita dal nulla, «il colore imbevuto di luce […] si libera da ogni vincolo, straripa oltre ogni limite, vuole estendersi e moltiplicarsi».
Maria Elena Gori
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